Un attimo lungo 1001 Miglia

i segni della fatica

In attesa della partenza mi sdraio sulle gradinate del campo sportivo cercando di accumulare ore di riposo in vista della lunga cavalcata che mi aspetta. Ahimè in questo periodo sento i primi commenti detti a bassa voce “si vede che è così forte che la può fare in Graziella” , “ormai fanno di tutto per mettersi in mostra”. La superficialità di queste persone nel dare un giudizio senza informarsi mi da un po’ fastidio, ma viene immediatamente controbilanciata dalle persone che a viso aperto mi chiesto del perché di una scelta così inappropriata. Ed è bello poter raccontare l’incontro con l’Associazione Cristina Bassi ONLUS e la scelta di pedalare per raccogliere fondi contro le Leucemie Acute in sella alla mia Brompton. Perché se è possibile percorrere la 1001 Miglia Italia, la più lunga ed estrema Randonnèe d’Europa, in sella ad una bici pieghevole con ruote da 16 pollici allora è anche possibile trovare finanziamenti per cercare di sconfiggere la Leucemia Acuta.

Sono in coda pronto a partire, quando in lontananza si vede il cielo illuminarsi dai lampi. Penso già di iniziare la 1001 Miglia sotto una pioggia battente ed invece vengo graziato. All’inizio le velocità sono elevate e le mie gambe riescono solo per poco tempo a stare nel mezzo del gruppo. Rallento e cerco di abituarmi ad una 1001 in solitaria. La prima notte passa veloce poi il giorno successivo mi ritrovo nella fornace della bassa. Appena vedo una persona in giardino gli chiedo se mi può riempire la borraccia, ed ogni volta con il sorriso mi rispondono se preferisco l’acqua gassata o naturale. L’ospitalità Romagnola ti riempe il cuore come pure l’accoglienza ai controlli degli amici di Massa Finalese e Lugo. Il loro abbracci e sorrisi mi rinfrescano molto più dell’acqua. Nella notte arrivo a Dicomano insieme a Lawrence Randagio di Singapore e qui ci concediamo un ora di riposo poi nuovamente in sella verso Vallombrosa dove la nebbia dell’alba crea un atmosfera fiabesca. Qui Lawrence decide di fermarsi un altro po’, mentre io mangiato un boccone e riparto verso Chiusi, Todi e Bolsena. Tra Todi e Bolsena finisco in una buca e foro, ma grazie a Mario in un attimo sono nuovamente in sella. A Bolsena, un’altra ora di riposo sdraiato per terra  e poi via. Al Lago di Gramolazzo seguo le frecce, che mi portano su e giù per il paese, cosa che avrei preferito evitare visto che successivamente scopro che la traccia era molto più corta ed in piano.

Dopo il ristoro riparto per Deiva, ed inizio a respirare l’aria di casa. Arrivato a Piazza sono esausto, ma la pizzeria è ancora aperta. Mangio una quattro stagioni e al controllo mi dicono che posso evitare di salire sul Bracco. Ahimè sbaglio strada ed arrivo fin su. La discesa però è veloce e deserta, insomma perfetta per un ciclista. Arrivato a Chiavari inizio a salire lentamente per la Scofera. E’ ormai notte inoltrata quando mi capita di sognare mentre pedalo. Sono confuso, e per un istante mi sento perso, non riesco a distinguere il sogno dalla realtà poi torno in me, mi ricordo che sto percorrendo la 1001 Miglia e che devo andare a Casella. Per fortuna poco dopo vengo raggiunto da tre Randagi con cui condivido in allegria la salita e la velocissima discesa.

Ogni notte uso sempre lo stesso “trucco” insegnatomi da Aldo Randagio DOC. Pensieri e vestiti leggeri. Il fresco tiene tutti i miei peli ritti sull’attenti e la mia mente ben vigile…quando non sono esausto.

Arrivato a Casella mi concedo 2 ore e mezza di sonno finalmente su un materassino anche perché il mio corpo non ne vuole proprio più sapere di continuare senza un po’ di meritato riposo.

Riparto verso il paese di Coppi ed in contemporanea al mio arrivo alla casa del Campionissimo c’è l’arrivo di una gara podistica, per cui al mausoleo c’è aria di festa. Dopo essermi rifocillato per bene inizia l’ultima tappa. Sono esausto, la forza per continuare la trovo nella motivazione per l’associazione. Non posso proprio cedere ora che manca poco, d’altra parte il mio sforzo è poca cosa se confrontato con chi lotta contro una malattia così terribile e feroce.

Il mio lato B è ormai in fiamme ma a farmi tornare il sorriso in volto ci pensa l’amico Fulvio con un abbraccio ed una birra fresca. A volte si dimentica quanto sia importante un sorriso che appartenga ad un amico o ad un volto estraneo.

Riparto e gli ultimi chilometri sono interminabili, più volte mi fermo per dare sollievo al mio lato B poi l’unica opzione per continuare è pedalare in piedi. Così facendo però sforzo un po’ la caviglia che inizia a farmi male. Ora, andare avanti mi sembra impossibile, ma alzando lo sguardo vedo l’arrivo.

I vari fastidi accumulati negli ultimi chilometri mi impediscono di sorridere e vengo fotografato all’arrivo con il volto segnato dalle fatica di questa durissima Randonnèe. All’interno vengo accolto come un campione, cosa che si ripeterà per ogni arrivo. Perché ogni Randagio che arriva ha compiuto qualcosa di semplicemente straordinario, esplorato i propri confini fisici e mentali senza pretendere null’altro che il piacere di averlo fatto.

Il tempo di una lunghissima doccia e una bella mangiata e il sorriso torna nel mio animo aiutato dalla piacevole compagnia di Marco e Graziano nuovi amici con cui, in diversi momenti, ho condiviso qualche chilometro e ristoro in allegria. Insieme a loro, nonostante la stanchezza, tiriamo fino a tardi e come abbiamo spinto sui pedali per più 1600 km ora spingiamo sui festeggiamenti vivendo attimi di gioia.

D’altra parte, in ogni Randonnèe la cosa che più mi piace è proprio questa, fare nuove amicizie con persone con cui condividi una passione non facile da comprendere, soprattutto da chi ne è al di fuori, e che con piacere saluterò alla prossima Rando trascorrendo nuovi ed intensi attimi di vita.

Mentre pedalavo ed in alcuni controlli non tutto era come desideravo, ma giunto all’arrivo tutto quello che non mi andava mi è sembrato solo un particolare insignificante rispetto al vissuto che regala questa Rando.

A giorni di distanza, da questa Rando, ricordo la fatica, il caldo opprimente, la luna piena che rischiarava le lunghe e solitarie notti, le albe e i tramonti tutti vissuti dalla sella della mia Brompton come pure lo scorrere di luoghi straordinari di un Italia a me per lo più sconosciuta, ma soprattutto i sorrisi e lo stupore di vedere una bicicletta pieghevole che percorreva i tanti km della 1001 Miglia.

Un Grazie di cuore va agli organizzatori e ai volontari dei controlli sempre disponibili e sorridenti. Ringrazio anche i motociclisti che hanno vegliato su di noi lungo il percorso. I loro passaggi mi ha fatto sentire meno solo e un po’ più al sicuro in quelle lunghe notti solitarie. Un abbraccio particolare va ai vari Randagi conosciuti lungo il percorso di cui ho scordato il nome, ma il loro volto e le loro parole di conforto sono nel mio cuore.

Ora, la mia 1001 Miglia per la ricerca continua nel ancor più difficile obbiettivo di raccolta fondi per la ricerca contro le Leucemie Acute.

Insieme possiamo fare molto. Insieme possiamo fare la differenza!

Un pensiero su “Un attimo lungo 1001 Miglia

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